martedì 13 febbraio 2018

Basta al "fascismo stradale"

Risultati immagini per pace biciIn un'Italia purtroppo ricca di rigurgiti fascisti e razzisti..è bene ricordare la radicale democraticità della mobilità sostenibile: bici, piedi e mezzi pubblici sono mezzi ecologici, economici, democratici e pacifisti: non inquinano, non rubano spazio, non sono fanno male a nessuno e non sprecano fonti fossili, (spesso estratte da paesi in guerra). In Italia spesso questi mezzi sono usati dai poveri e dagli immigrati, oppure da chi non ha potuto prendere patente per disabilità varie. Ciò dimostra che lottare per la mobilità sostenibile, per una città senz'auto,  non sia solo una lotta ecologica, ma anche una lotta politica, culturale e sociale, perchè le città diventino luogo di integrazione e accoglienza. Presuppone solidarietà e condivisione con chi è più povero o in difficoltà, presuppone consapevolezza delle dinamiche ingiuste ambientali e sociali. "La bici è il modo inventato per dare il massimo di libertà a tutti e il massimo della democrazia a una città" scrive Franco La Cecla nella postfazione a Elogio della Bicicletta di Ivan Illich. "El socialismo puede llegar solo en bicicleta"  diceva anche Viera Gallo sottosegretario nel governo di Salvador Allende.
Eppure nelle nostre strade la democrazia non esiste, regna ancora il "fascismo stradale", avvallato da un codice stradale e da un'urbanistica fatti a misura d'auto.
Tantissime sono le vittime di questo fascismo stradale, l'ultima è Valentina, una giovane mamma uccisa da un SUV in retromarcia, a Roma.
Riporto un profondo articolo di Paolo Bellino, e l'invito alla manifestazione di Salviamoiciclisti a Roma.

"Cos’è il fascismo? E’ prevaricazione del forte sul debole. E’ violenza e dittatura. E’ la negazione della convivenza pacifica, affermazione di un migliorismo che necessariamente coinvolge il maschio alfa al potere, è la più bieca manifestazione di potere, è autorità che nega l’autorevolezza.
In strada c’è il fascismo dei mezzi di spostamento. E’ già maggioritario, non ha bisogno di elezioni né di referendum né di appelli popolari o raccolta firme. E’ già lì e lo vedete tutti i giorni che questa specie a cui appartengo spreca in inutili esercizi di prevaricazione, invece di avere la massima cura del breve tratto di coscienza genericamente definito vita.
Il fascismo delle strade italiane va eradicato, tanto quanto il fascismo cosiddetto politico. 
Per questo #salvaiciclisti convocherà nei prossimi giorni una manifestazione nazionale, che speriamo grande, a Roma, a Fori Imperiali, ad aprile, come quella che organizzammo nel 2012. Forse il 28 aprile, forse un altro giorno. Stiamo decidendo in queste ore, quelle aspre e a cui non riusciamo mai ad abituarci dopo l’ennesima morte di una persona che del suo spostarsi faceva gentilezza e innocuità, tuttavia facendolo. Non è solo per Valentina, né solo per Alice, Eva, Gianfilippo, Giuseppina e tutti gli altri tranciati per strada dal fascismo degli automezzi: è anche per quelli che oggi ci sono, ma soprattutto per quelli che saranno domani, a cui io personalmente chiedo scusa per aver partecipato a una generazione che ha inventato il fascismo stradale.
Seguiteci e preparatevi a intervenire. 
Ps: questo post parla del fascismo come dato antropologico, non come dato politico (al fascismo, evdenzio, nego ogni dignità di politica). Alcuni hanno polemizzato, dimostrandomi varie cose tra cui una mancanza di comprensione di cosa intenda, quindi probabilmente non mi sono spiegato bene e, con altrettanta probabilità, decenni di laissez faire hanno riammesso quella categoria antropologica nel consesso della cosiddetta civiltà. Raccolgo un altro po’ di input e poi scriverò un post sulle reazioni nate dal mio intervento."

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