lunedì 23 aprile 2018

Perché cartelli "educativi"solo per ciclisti e pedoni?


sicurezza bici
Lettera aperta “Segnaletica stradale per bici e pedoni: è davvero utile a prevenire gli incidenti?”
al Comandante Polizia Municipale Paolo Ravaioli
all’Assessore Andrea Luccaroni
all’Assessore Antonio Bandini
all’Assessore Claudia Zivieri
Gent.mi,
Vogliamo esprimere i nostri dubbi rispetto alla nuova segnaletica dedicata a pedoni e ciclisti. E’ lodevole il coinvolgimento dei ragazzi, ma perché tappezzare la città con 120 cartelli indirizzati solo a pedoni e ciclisti, utenti deboli della strada, che oltre a non inquinare non sono nemmeno potenzialmente letali (a differenza delle auto)? Ci sembra un’operazione di moralismo che non tocca il vero responsabile dell’incidentalità: il traffico delle auto. Varie ricerche affermano che raddoppiando il numero di ciclisti, si ridurrà del 34% il rischio di incidenti per km mentre se questi dimezzano il rischio aumenta del 52%[1]. Ci sembra quindi più utile, al fine della riduzione degli incidenti stradali, promuovere la bici in ogni fascia di età.
Siamo inoltre amareggiati dalla frase dell’assessore Luccaroni riportata dai giornali: “Le vittime degli incidenti stradali sono spesso gli utenti deboli della strada, pedoni e ciclisti, e ciò è dovuto in parte al comportamento a volte distratto che si ha in bicicletta». L’assessore sa, dati alla mano, in quanti incidenti il ciclista/pedone sia stato distratto?
Questa generica colpevolizzazione è poco rispettosa delle vittime, ricordiamo i tantissimi pedoni investiti mentre attraversavano sulle strisce: l’ultima solo un mese fa, una signora di 72 anni travolta sulle strisce pedonali in corso Garibaldi. Soprattutto non si possono colpevolizzare gli utenti deboli se parallelamente non si rende la città a misura di bici e pedoni, anche dei più piccoli (cosa che attualmente non è): cortili scolastici ostaggio delle auto, marciapiedi e ciclabili invasi da auto in sosta (e raramente i vigili intervengono soprattutto davanti scuole e supermercati), strade insicure per le bici, rastrelliere mancanti o in numero insufficiente davanti quasi tutte le scuole, marciapiedi dissestati, piste ciclabili che finiscono nel nulla. Questa non è una città a misura di bambino, né tantomeno una comunità educante.
E’ vero che le ciclabili sono aumentate in questi ultimi anni, ma non sono collegate tra loro; come abbiam già fatto presente per il PUMS, oltre a collegarle e mettere in sicurezza in particolare i tragitti casa-scuola, chiediamo di limitare il traffico con zone 30 in tutto il centro urbano, pedonalizzazione del centro storico e delle aree davanti le scuole/biblioteca, parcheggi fuori dal centro, e non ultimo maggiore severità da parte dei vigili nel far multe alle auto che sostano in modo “selvaggio”.
Perché non coinvolgere i ragazzi e ideare una segnaletica che promuova l’uso della bici e contrasti la prepotenza degli automobilisti? “Non parcheggiare sui marciapiedi/ciclabili”, “Non sostare col motore acceso”, “Se sorpassi una bici mantieni la distanza di almeno 1 metro e mezzo”... Cartelli che ricordano i benefici ambientali e per la salute del camminare e pedalare. Muoversi in bicicletta o a piedi anziché utilizzare l’automobile, in Emilia-Romagna, ha infatti evitato l’emissione di 319.600 tonnellate di CO2 all’anno e una riduzione stimata di mortalità del 12% (bicicletta) e del 9% (piedi), per un risparmio complessivo di 559 decessi annui.
Sottolineiamo infine che la segnaletica realizzata mischia obblighi a semplici raccomandazioni: siamo proprio sicuri che è obbligatorio scendere sempre dalla bici sulle strisce? Secondo un parere del Ministero dei Trasporti a firma dell’Ing. Mazziotta “(in presenza di intersezione semaforizzata pedonale, ndr) o anche in assenza di semaforo, i ciclisti possono attraversare in sella alla bicicletta[2] sempre con la massima prudenza e solo se non si reca intralcio ai pedoni. Altro cartello poco chiaro è quello relativo ai pedoni sulle strisce con cuffia e auricolare. Non ci risulta esista una norma che vieti ad un pedone di camminare o correre con cuffie e auricolari. Infine, il cartello che riguarda i sensi unici: ricordiamo che il senso unico eccetto bici è una pratica molto diffusa in Europa e anche in vari comuni italiani. Perché non creare più sensi unici eccetto bici anche a Faenza, laddove possibile? A patto che i vigili si impegnino a multare le auto in divieto di sosta: un caso imbarazzante è corso Matteotti, senso unico eccetto bici reso pericoloso dalle auto in divieto di sosta!
Fiduciosi in una vostra risposta, porgiamo cordiali saluti
Linda Maggiori 333 3520627
Per il gruppo locale Fiab Faenza-Forlì, Salvaiciclisti Faenza
(In allegato foto su posteggi su marciapiedi davanti scuola, davanti Conad Arena, in corso Matteotti.)




[1] http://www.fiab-onlus.it/bici/attivita/area-tecnica/item/1751-safety-in-numbers.html
[2] http://www.salvaiciclistiroma.it/strisce-in-bici-si-puo/


per approfondire leggete anche il mio articolo sul Fatto Q https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/18/sicurezza-stradale-non-facciamo-confusione-piu-bici-vuol-dire-meno-incidenti/4298714/

Nessun commento:

Posta un commento